Ci sono momenti, in mare, in cui l’esperienza si misura nella capacità di adattarsi. Non tutto è previsto, non tutto è perfetto, e proprio lì si apre lo spazio più interessante: quello dell’ingegno. È quanto accaduto durante una manovra di ormeggio nel porto di Marettimo, scenario tanto affascinante quanto, talvolta, tecnicamente impegnativo.
Chi naviga lo sa: le banchine con basamenti sbordanti rappresentano una delle situazioni più insidiose durante un ormeggio all’inglese. In questi casi, i parabordi tradizionali rischiano di non essere sufficienti a proteggere la fiancata dell’imbarcazione, esponendola a contatti indesiderati e potenzialmente dannosi. La reazione più comune? Rinunciare e cercare un’alternativa più semplice.
Non per i nostri allievi del Corso di navigazione costiera, ormeggi e ancoraggi e primo comando.
Di fronte al problema, l’equipaggio ha scelto di fermarsi, osservare e ragionare. Nessuna fretta, nessuna improvvisazione: solo un processo lucido di analisi e soluzione. E da questa riflessione è nata un’idea tanto semplice quanto efficace.
La passerella di bordo, solitamente utilizzata per lo sbarco, è stata calata longitudinalmente lungo la fiancata esterna oltre i parabordi normalmente in dotazione. Su questa superficie aggiuntiva è stata quindi posizionata una seconda linea di parabordi, creando una protezione raddoppiata e, soprattutto, più distanziata dal punto critico del basamento.
In mare, più che altrove, il vero valore non è solo ciò che si sa fare, ma come si affronta ciò che non era previsto. E in quell’ormeggio a Marettimo, tra vento, banchine irregolari e decisioni da prendere in pochi istanti, è emersa una competenza fondamentale: quella di trovare soluzioni, anche quando non sono già scritte.
